araldica e nobiltà

 

L' e origini della nobiltà europea, in quanto classe detentrice di prerogative e poteri particolari ed esclusivi all'interno del corpo sociale, risalgono alla disgregazione dell'Impero romano sotto l'urto dei popoli germanici e sono strettamente collegate con la situazione d’instabilità politica, economica e amministrativa che ne derivò.
Il processo di creazione di questo ceto non ebbe ovviamente le stesse modalità su tutto il territorio europeo, in relazione soprattutto alle caratteristiche dell'insediamento germanico, alla solidità o meno delle strutture amministrative romane e alla presenza o prossimità di un centro di potere legale, elementi che conferirono al ceto medesimo caratteri diversi secondo i luoghi e delle situazioni.

Generalizzando, possiamo dire che l'essenza della nobiltà consisteva originariamente nell'esercizio effettivo del potere su un certo territorio e sui suoi abitanti, indipendentemente dall'origine del potere medesimo, sia fosse emanazione di quello sovrano (come nel caso dei duchi longobardi o dei conti franchi), sia che derivasse da una situazione di fatto, dalla capacità, cioè, di esercitare funzioni politico-militari in assenza (ed è soprattutto il caso delle zone periferiche e della nobiltà minore) del potere superiore. Anche nel primo caso, comunque, il potere personale (ricchezze, possedimenti fondiari, schiere di armati) precedeva solitamente la consacrazione sovrana. In questo senso la nobiltà medievale ebbe origine prima del sistema feudale, anche se fu quest'ultimo a strutturarla organicamente e a fornirle una base legale e un articolato codice di comportamento.

“Il tempo che scorre è simile alla pioggia.
Essa cade sul terreno, lo bagna, lo nutre, dopodichè scompare.
I ricordi svaniscono, i volti si cancellano negli anni,
solo gli stemmi possono riportare alla mente i tempi
che furono. I fasti, i nomi, i volti, così come l’acqua nutre
la pianta e nel tempo vediamo i suoi benefici,
così gli stemmi del tempo che scorre, nutrono la nostra mente.”

P resente in misura parziale presso i Longobardi e ben più estesa presso i Franchi nel periodo dei Pipinidi, l'istituto del vassallaggio (in funzione soprattutto militare) ricevette grande impulso dai Carolingi e dai casati che succedettero loro sul trono imperiale, con la precisa motivazione di dare (intorno alla figura del sovrano) coesione al territorio dell'impero, diffondendosi quindi capillarmente nel corpo sociale, dai grandi feudatari fino ai signori rurali, in un intreccio sempre più complesso di relazioni personali. Col sistema feudale, articolato intorno al binomio vassallaggio - beneficio, il potere nobiliare, anche attraverso un preciso cerimoniale, ricevette consacrazione legale e si diede quindi, utilizzando elementi etici - religiosi, una propria ideologia, comunemente definita cavalleresca.

 

A ll'interno di una complessa rete di rapporti gerarchici (presto sconvolti dalle tendenze centrifughe insite nel medesimo sistema feudale) la nobiltà esercitava, ora in modo ufficiale, una precisa funzione pubblica, sia militare, che politica, che giurisdizionale. I titoli di dux, comes, marchio, baro corrispondevano, cioè, alle cariche detenute. Poi, in una mutata situazione politica, sociale ed economica, in conseguenza soprattutto del principio di ereditarietà, la nobiltà cavalleresca si trasformò in nobiltà di sangue e i titoli nobiliari vennero a essere detenuti, spesso indipendentemente dall'esercizio delle relative funzioni, dai discendenti dei primitivi titolari. La nobiltà era diventata, ormai, una classe nata, che però una mobilità sociale più accentuata, la facoltà concessa ai grandi vassalli dell'Impero di infeudare parte del proprio territorio, il ricorrente bisogno di denaro da parte dei sovrani, riforniva di nuovi adepti. In molti casi il titolo nobiliare fu concesso a persone che ricoprivano cariche pubbliche o che avevano reso servizi alla Corona.

Siamo alla presenza di una nobiltà feudale senza feudo, o il cui predicato si riduceva a un proforma, consistendo in minuscoli territori, nobiltà che, comunque, veniva a godere dei tradizionali privilegi in campo politico, economico, sociale e giuridico. Se a tutto ciò aggiungiamo (specie nelle città) coloro che, grazie alla propria ricchezza, vivevano more nobilium (e in alcuni casi tali erano considerati) pur senza esserlo, abbiamo un'idea della misura in cui la nobiltà si fosse progressivamente trasformata. Di qui la necessità, avvertita nel '500, di ridefinire il concetto di nobiltà, ancorandolo soprattutto ai princìpi ideologici della stirpe e della virtù e al dovere di vivere nobilmente (sia pure sulla base del consuetudo loci), curando in seguito la stesura di veri e propri elenchi degli aventi diritto al titolo e ai relativi privilegi, sulla base di una normativa differente da corte a corte. I secoli e gli eventi successivi incisero profondamente sull'assetto, la composizione e la funzione della nobiltà, basti pensare alle conseguenze della Rivoluzione francese.